Mi piace farmi aiutare a rispondere a domande specifiche e precise da professionisti e, in questo caso, mi sono rivolto ad Alessandro Gaza, alias Joey Tassello che è un musicista, un chitarrista i cui concerti rock dal balcone hanno fatto il giro del web, anche a livello internazionale, durante la quarentena.

Alessandro è anche uno dei fonici con cui lavoro molto bene e voglio porre a lui la domanda che avete fatto a me. Si tratta di una domanda semplice, ma complessa, perché necessita varie risposte. La domanda è:

A che distanza devo registrare dal microfono quando faccio, ad esempio, i voiceover?

Alessandro: Innanzitutto non c’è una distanza scientifica, tipo 3 centimetri e mezzo, non esiste. Quindi tutto cambia in base alla vostra emissione. Cambia anche in base al tipo di stile che è state facendo in quel video, in quel voiceover, in quella registrazione.

Prendiamo come esempio, la mia voce, che è completamente priva di basse, come farò per ottenere un suono più simile a quello di Walter (il che praticamente impossibile per me)? Avvicinandomi un pochettino di più al microfono, riesco a tirare fuori…

Walter: Quando si sente la voce più calda

Alessandro: Esatto, nonostante la mia non sia calda, la tecnica microfonica è quella di avvicinarsi un po’ di più al microfono, essere piuttosto vicini. Quindi cambia l’effetto prossimità, cioè la distanza di percezione del microfono della mia voce. Così riesco, in qualche maniera, a enfatizzare un pochettino di più le basse, quindi sembra di avere una voce più rotonda. In quel caso, nel momento in cui faccio un voiceover, mi devo necessariamente avvicinare e dare un po’ più di spessore alla mia voce, grazie al microfono e alla distanza.

voiceover

Walter: A cosa devo fare attenzione se sono molto vicino al microfono?

Alessandro: Beh, chiaramente anche ai fiati…

Walter: …e alle “p”, perché se si avvicina, si sentono le “p”, le “f”.

Alessandro: Esatto, quindi chiaramente dall’altra parte, il tecnico del suono deve regolare un pochettino il guadagno del microfono, in modo tale da non far sentire troppo le “pi esplosive”, perché sono un problema.

Walter: Allora io metto da parte qualche soldino e mi compro il super microfono U 87 ed è fantastico perché ho il suono bello caldo, sto vicino, ho un microfono della madonna e quindi?

Alessandro: se hai una bella stanza, sì, ma se ti capita, come è capitato a me agli inizi, di lavorare nel soggiorno… capite che avere un microfono bellissimo è un problema!

Anzi, serve un microfono sordo, perché ti serve qualcosa che non vada ad captare il postino che sta mettendo la lettera nella buca, la macchina che passa eccetera.

Walter: Quindi il suono finale è dato da più elementi, non è solo il microfono, non è solo la distanza, ma è dato dalla stanza, dalla tua voce, ovviamente. Perché alcune persone dicono “ho un microfono bellissimo, ma la mia voce esce brutta”. E io: “va bene, mandami un audio della tua voce” è brutta anche così, in qualsiasi modo 🙂

Puoi anche avere la stanza fantastica, ma ci sono tanti elementi che contribuiscono.

Alessandro: Beh, anche lo stato d’animo! Cioè se sei in un momento della giornata dove sei fiacco, non ti avvicinare al microfono, assolutamente. Anche quello cambia, il suono della voce cambia sotto tutti questi aspetti, sia emotivi, che chiaramente tecnici.

Walter: tecnici e psicologici.

Alessandro: Eh sì.

Per altre domande, scrivete nei commenti sotto al video.

Scopri come dare il meglio di te al microfono.